Il necrologio di Li Keqiang deceduto a soli 68 anni per un attacco di cuore, già primo ministro della repubblica popolare cinese fino allo scorso marzo – dedicato da CGTN News emanazione multimediale in lingua inglese del partito comunista cinese – è uno struggente ricordo di un fedele compagno che ha speso l’intera vita per realizzare l’affermazione del partito.
“De mortuis nil nisi bonum dicendum est” come dire che “dei morti niente si dica se non il bene”, ma qui della pietas degli antichi latini ne troviamo poca, quanto la necessità nei tempi ed il rispetto della forma tanto caro agli orientali.
La scorsa settimana un piccolo editoriale del Foglio di terza pagina dal titolo “La cupa nube di Pechino”, ci ricorda che la morte di Li Keqiang pone la parola fine alla vita di un economista riformista, non allineato alla leadership di Xi Jinping, che gli fu rivale nel 2012, quando si discuteva su chi dovesse sostituire Hu Jintao come segretario del partito comunista. Il Foglio ricorda che “la morte delle figure pubbliche in Cina si accompagna spesso a critiche alla leadership”, come il ministro della difesa Li Shangfu e quello degli esteri Qi Gang essere allontanati e scomparsi dalle scene negli ultimi mesi, a seguito a lotte di potere interne, corruzione e scandali personali.
Se gli alti dignitari cinesi muoiono o cadono in disgrazia diventando ombre nella notte, altrove abbiamo soluzioni più spettacolari.
In Russia gli aerei dei generali ribelli deflagrano in volo ed i presidenti delle maggiori corporation di stato volano dalle finestre degli ospedali, come Ravil Maganov della Lukoil, la più grande società petrolifera russa. La guerra ucraina non sarebbe poi tanto condivisa dai vertici delle imprese russe. Chiunque ne parli male, in pubblico o in privato, ne paga conseguenze letali e si contano a decine le morti sospette di manager giovani ed in salute.
Altrove non si ha notizia dei regolamenti di conti interni ai regimi e si uccidono le persone chi si ribellano come in Persia, sia un importante regista con la moglie trucidati a coltellate, che una giovane di sedici anni che non portava il velo come richiesto dai chierici islamici e pestata a morte.
Foglie morte d’autunno, tanto diverse per la loro storia personale, tanto simili per la fine violenta della propria vita in uno stato autocratico.
5 novembre