C’è qualcosa di antico e tenero nel modo in cui Alex Eala sta conquistando il mondo del tennis. Non solo per la grazia del suo gioco — fluido, rapido, quasi musicale — ma per la trama più grande in cui pare inscriversi: quella di una nazione che sogna, da sempre, il suo riscatto.
E nelle Filippine, dove la gloria sportiva è spesso fragile come una farfalla, il nome di Alex comincia a farsi eco nei vicoli di Manila e nei campi improvvisati delle province, come un dolce presagio. Non è solo talento, il suo. È memoria. È promessa.
Chi conosce la storia del tennis filippino non può non pensare a Felicissimo Ampon, il piccolo gigante, alto appena un metro e cinquantadue, che negli anni ’50 sfidava e a volte batteva i grandi del circuito con l’intelligenza rapida ed il coraggio. Di Ampon, Alex sembra portare l’anima gentile e la tenacia silenziosa. Lui era chiamato “The David of the Tennis Courts” e forse lei è la sua erede naturale — non perché simile, ma perché diversa nel modo giusto: femminile, giovane, moderna, ma con lo stesso sguardo lucido, la stessa dolce ostinazione.
A vederla giocare, Eala non urla. Non si esibisce. Corre, lotta, si piega in silenzio e colpisce. E in ogni suo punto vinto c’è il suono leggero di un popolo che sogna di smettere di essere periferia, che vuole raccontarsi al mondo non solo con la fatica dell’emigrazione o la grazia esotica dei paesaggi, ma con la forza interiore di una ragazza che non ha mai smesso di crederci.
Alex Eala è il frutto di un’educazione internazionale, certo, cresciuta all’accademia Rafa Nadal, nutrita di sacrifici e viaggi, ma ha conservato dentro qualcosa di puro e filippino: la dignità sottovoce, l’eleganza del gesto senza clamore, la determinazione che ha qualcosa di familiare e poetico.
Mentre avanza nel ranking WTA, tra colpi sorprendenti e vittorie in crescendo, non si può non pensare che la sua parabola sia più che sportiva. È un piccolo romanzo di formazione. È una rivincita gentile. È, forse, la vendetta postuma e delicata del piccolo Ampon, che sorride da qualche parte, mentre la racchetta di Alex danza sul campo come se stesse scrivendo una poesia.
Ecco, se il tennis può essere letteratura, allora Alex Eala è una delle sue pagine più romantiche. E le Filippine, per una volta, non sognano più il riscatto con rabbia o frustrazione, ma con quella leggerezza incantata che solo una ragazza di diciassette anni può offrire al mondo: la speranza fatta carne, fatta servizio, fatta rovescio.
Come un fiore che cresce piano, ma non smette mai di salire verso la luce.
Nota di cronaca e di tecnica
Alexandra Eala ha recentemente ottenuto risultati straordinari al Miami Open 2025, raggiungendo per la prima volta in carriera le semifinali di un torneo WTA 1000. Partita come wildcard con il ranking mondiale numero 140, Eala ha superato avversarie di alto livello, tra cui tre vincitrici di tornei del Grande Slam.
Al primo turno, ha sconfitto Katie Volynets, seguita dalla vittoria sulla 25ª testa di serie Jeļena Ostapenko. Nel terzo turno, ha ottenuto una vittoria significativa contro Madison Keys, campionessa in carica degli Australian Open e quinta testa di serie, con un punteggio di 6-4, 6-2. Questo successo l’ha resa la prima tennista filippina nell’era Open a battere una giocatrice tra le prime dieci del mondo.
Negli ottavi di finale, Eala ha beneficiato del ritiro di Paula Badosa, avanzando ai quarti, dove ha affrontato la numero due del mondo, Iga Świątek. Con una prestazione impressionante, Eala ha prevalso con un 6-2, 7-5, assicurandosi un posto in semifinale. Questa vittoria la rende la prima filippina nella storia del WTA Tour a raggiungere una semifinale e garantisce il suo ingresso nella top 100 del ranking mondiale (si ipotizza intorno al settantesimo posto).
In semifinale, Eala affronterà Jessica Pegula, attuale numero quattro del mondo, con l’obiettivo di continuare il suo straordinario percorso nel torneo.
28 marzo