Donald Trump è stato l’ultimo a maltrattarlo: “Emmanuel Macron è un amico, ma sta leccando il culo alla Cina”, prima di lui l’intero Occidente, sempre che ve ne sia una soltanto, si è domandato il senso di una visita alla corte di Xi Jinping.
Emmanuel Macron non è nuove alle visite agli autocrati in armi.
Ricordiamo i giorni precedenti al conflitto ucraino quando andò a trovare Putin a Mosca. Le immagini dei due presidenti ai lati di un tavolo lunghissimo oltre dieci metri, si seppe poi di manifattura italiana, che parlavano dei destini del mondo rimane l’immagine dell’impotenza dell’uomo in visita con il cappello in mano. Tornato a casa nella bella Parigi, Macron si spese per ore al telefono con Putin alla ricerca di una improbabile via diplomatica alla prossima invasione russa. Deluso dal fallimento personale, Macron ricorderà che Putin parlava e lui ascoltava, tanto da rendere difficile ogni mediazione.
Ad oltre un anno e Macron ritorna alla carica con una nuova iniziativa. Non che sia il primo leader occidentale a far visita all’imperatore della Cina, prima di lui aveva bussato alle porte di Pechino il cancelliere tedesco Olaf Scholtz con un codazzo di imprenditori della metalmeccanica e pochi giorni fa il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, che aveva dichiarato come il piano della pace cinese in Ucraina fosse interessante e degno di spunti senza raccontarci quali.
Non il primo abbiamo detto, ma la visita di Macron con i soliti imprenditori al seguito ha un peso differente. La Francia è la sola potenza militare nucleare della UE e di lei si continua a dire, meno a crederlo, che sia il principale attore della politica estera comunitaria e non solo il paese dei giganti del lusso Lvmh ed Hermes.
Macron rimane fedele a sé stesso, nel ribadire che la UE dovesse avere un’autonomia strategica e militare dall’alleato Usa senza spiegare come.
I soli a gioire di Macron sono stati i cinesi che sono stati ben felici di riportare le frasi del presidente francese sulla crisi di Taiwan, derubricata come crisi regionale che non dovrebbe mettere in crisi i rapporti e gli affari tra Francia e Cina e sull’autonomia strategica dell’Europa in mondo multipolare e per nulla liberale, dove l’EU è gigante economico, ma debitore netto di nuove tecnologie e nano militare.
Cosa potrebbe succedere se la Francia fosse posta di fronte a nuove responsabilità sul fronte ucraino se i cinesi dovessero sbarcare in armi a Taipei? Se lo chiede Rocco Ronza, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
La visita è poi avvenuta nei giorni paradossali in cui le esercitazioni cinesi nello stretto di Taiwan si sono fatte più aggressive, con tanto di un propedeutico filmino d’animazione sull’invasione.
La Cina e la Francia, Napoleone Bonaparte suggeriva di lasciarla sonnecchiare perché il suo risveglio sarebbe stato brusco per il mondo, De Gaulle, capace di fiutare i tempi, la avvicinò all’Occidente riconoscendone il governo nel 1964 prima tra i grandi paesi liberali e democratici. Ma oggi non abbiamo la preveggenza di Napoleone e la sagacia di De Gaulle, ma un uomo che ricorda André Malraux, letterato e ministro della cultura per una decina d’anni, che della Cina fu stordito e sedotto.
Non è il solo Donald Trump a maltrattare Macron. Il tempo di ritornare all’Eliseo per affrontare le piazze in rivolta, che uniscono un paese intero da Mélenchon alla Le Pen, nel chiedere l’abrogazione della nuova legge sulle pensioni tanto necessaria quanto impopolare.
Non sono delle buone giornate sotto il cielo di Parigi per le petit président.
16 aprile